Il Trattore nasce nel gennaio del 1980 per iniziativa di un gruppo di giovani, allora ventenni. Alcuni - l’anima agricola - erano appena usciti dall’Istituto Agrario, altri provenivano da esperienze di volontariato e servizio civile e da organizzazioni che si occupavano di lotta all’emarginazione: erano l’anima sociale del gruppo. Da allora queste due anime convivono e caratterizzano ancora la “mission” della cooperativa.
Questi giovani occuparono un casale abbandonato presso il Forte Ostiense, a Roma, e misero a coltura tre ettari di terreno incolto e abbandonato da anni. L’inizio, come in tutte le imprese giovanili, fu difficile e tormentato e dopo molti turn-over si consolidò un gruppo che è riuscito nel tempo a dare risposte concrete alla disoccupazione giovanile e all’inserimento nel mondo del lavoro di soggetti emarginati.
L’esperienza all’Ostiense durò circa cinque anni, perché il Ministero della Difesa decise di riprendere possesso dell’ex Forte. Nel 1985 i giovani agricoltori furono costretti ad abbandonare i terreni che avevano dissodati e resi di nuovo fertili, e in accordo con l’Assessorato ai servizi sociali del Comune di Roma si trasferirono in un terreno in via del Casaletto, anche esso abbandonato e incolto da decenni, di proprietà di un vecchio ente previdenziale semireligioso che forniva assistenza a bambini orfani.
Dopo aver stipulato un contratto d’affitto e aver concordato con l’Assessorato l’inserimento lavorativo in cooperativa di alcuni “utenti” dell’ente assistenziale che ancora erano ricoverati nella struttura, cominciarono subito i lavori di recupero e bonifica dell’area, di ripristino di un vecchio pozzo di irrigazione e quindi di coltivazione dei quattro ettari di terreno utilizzabili. Fin dall’inizio la scelta fu quella dell’agricoltura biologica. Furono escluse le serre e fu preferita un’agricoltura in piena terra e stagionale. Furono banditi diserbanti, pesticidi, concimi e antiparassitari di origine chimica, conservanti e additivi, nel rispetto dell’ambiente e della salute dell’uomo e degli animali. Attraverso uno degli enti preposti al controllo e alla certificazione dei prodotti agricoli ottenuti con metodi di coltivazione biologica, la cooperativa il Trattore fu tra le prime aziende agricole di Roma ad avere la certificazione biologica del Ministero dell’agricoltura.
Ma il solo reddito agricolo non consentiva di garantire uno stipendio a tutti i soci e nemmeno consentiva una reale integrazione dei soci con difficoltà. Si iniziò quindi anche una attività di servizio nella manutenzione del verde, che ancora oggi è una delle attività trainanti dell’attività economica della cooperativa. La manutenzione del verde, che all’inizio sembrava un tentativo obbligato, divenne presto uno degli ambiti nel quale più facilmente si riuscì ad inserire il maggior numero di soci con disagio sociale o psichico, garantendo loro occupazione e salario.
Da alcuni anni la cooperativa si è trovata a misurarsi anche con la possibilità di aprire lo spazio agricolo al territorio, alle scuole e alla cittadinanza. Nei primi anni del 2000 partì così l’esperienza delle “fattorie didattiche”, grazie alla quale la cooperativa ha ospitato migliaia di bambini delle scuole materne e elementari, che hanno visitato gli orti, hanno fatto un’esperienza manuale seminando e piantando nell’orto dei bimbi. Inoltre, per far fronte alle difficoltà degli istituti, gli operatori de il Trattore si sono organizzati per recarsi loro stessi nelle scuole. Il programma è semplice: si impianta un orto scolastico e in tre o quattro incontri si concima, semina, raccoglie e si insegna la cura e manutenzione delle piante ai ragazzi. Per le scuole l’impegno economico è molto ridotto, la logistica non prevede spostamenti ed è garantito il piacere e l’entusiasmo di gustare i prodotti dell’orto scolastico!
L’attività della cooperativa si è pertanto diversificata sempre più, arrivando a configurarsi come “agricoltura sociale”, cioè l’insieme delle attività che attraverso il processo produttivo agricolo, generano benessere non solo nei confronti dei consumatori, ma soprattutto di persone svantaggiate o a rischio esclusione sociale. L’apertura dell’azienda agricola al territorio, inoltre, si concretizza anche attraverso una risposta che la cooperativa riesce a dare a quei cittadini che consumano alimenti sicuri e non restano solo clienti, ma si informano e cercano un rapporto diretto con l’agricoltura. Questi cittadini sono diventati nel tempo una base di sostegno: una filiera cortissima che assicura un saldamento culturale con le attività della cooperativa.

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